MAFIA CRIMES

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Morte di un gudice solo.Il delitto Scopelliti
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 23:17


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È il pomeriggio del 9 agosto 1991. Il magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti viene ucciso nel suo paese natale, alle porte di Reggio Calabria. La notizia scuote il torpore di un'Italia già in vacanza. Ma chi è Scopelliti? Il suo nome è sconosciuto al pubblico e alla stampa. Eppure il suo è un altro omicidio eccellente. Qual è il motivo di questa morte? La 'ndrangheta non ha mai colpito così in alto e con tanto clamore. Il giornalista de "Il Mattino" Antonio Prestifilippo si precipita a Reggio per cercare di rimettere in ordine i pezzi di un puzzle che lo porterà dritto al primo maxiprocesso alla mafia siciliana, giunto ormai all'ultimo grado di giudizio. Scopelliti doveva sostenere la pubblica accusa proprio davanti alla Corte di Cassazione. Una città intimorita e diffidente, scioccata da una lunga guerra di mafia che si consuma tra l'indifferenza delle Istituzioni, accoglie il giornalista. Questo libro ripercorre la sua storia, attraverso le indagini e le testimonianze raccolte dall'autore, alla scoperta di un uomo schivo e onesto, la cui eredità solo oggi, a distanza di quasi vent'anni, la sua terra, la Calabria, comincia a ricordare.






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movimento antimafie
AMMAZZATECI TUTTI
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PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"MORTE DI UN GIUDICE SOLO. IL DELITTO SCOPELLITI"
di Antonio Prestifilippo

REGGIO CALABRIA - VENERDI' 13 MARZO 2009
PALAZZO DELLA PROVINCIA- PIAZZA ITALIA - ORE 17.00

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«Il giudice, quindi, è solo, solo con le menzogne cui ha creduto,


le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago,

solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi.

Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto, coraggioso... ».



Morte di un giudice solo

Il delitto Scopelliti

di Antonio Prestifilippo



Sarà presentato venerdì 13 marzo 2009 alle ore 17.00 presso il Palazzo della Provincia – Piazza Italia - Reggio Calabria. Sull’«Espresso» del 25 agosto 1991, Antonio Chiodi annotava: «Una coltre di rassegnazione copre in fretta la notizia di un delitto eccellente. La morte di Antonino Scopelliti, 56 anni, magistrato di Cassazione, trucidato dalla mafia in Calabria il pomeriggio di venerdì 9 agosto è rimasta sulle prime pagine dei quotidiani appena quattro giorni. A Ferragosto il suo nome era già relegato all’interno»

L’omicidio del magistrato di Cassazione, originario di Campo Calabro (RC), è caduto presto nell’oblio. Molti altri omicidi importanti si sono consumati negli anni successivi e Antonino Scopelliti è stato solo un’altra delle vittime della mafia rimaste senza colpevoli. La sentenza della Cassazione del 2004 ha infatti stracciato l’ipotesi accusatoria secondo la quale il delitto sarebbe maturato nell’ambito della vicenda del maxiprocesso alla mafia siciliana che Cosa Nostra avrebbe voluto “aggiustare” e che era stato affidato proprio in Cassazione al giudice Scopelliti,

L’impegno antimafia della giovane figlia Rosanna, che in questi anni si è avvicinata al movimento dei giovani “Ammazzateci tutti”, è servito a rompere il sostanziale silenzio calato nella sua figura.

Il volume che il giornalista Antonio Prestifilippo, oggi caposervizio della Gazzetta del Sud, Morte di un giudice solo. Il delitto Scopelliti, gli ha dedicato diversi anni fa, è stato ristampato dalla casa editrice reggina Città del Sole Edizioni, in una versione arricchita proprio dalla testimonianza di Rosanna Scopelliti

Il volume ripercorre, attraverso testimonianze e ricostruzioni, gli ultimi mesi e gli ultimi giorni di vita del magistrato, i fatti che ruotarono attorno al processo seguito, le dichiarazioni dei testimoni di giustizia, riuscendo a costruire un quadro esaustivo della storia di Antonino Scopelliti e del clima che si respirava in quegli anni in Italia e in Calabria.

La presentazione del libro, organizzata in collaborazione con il Circolo Culturale Rhegium Julii e patrocinata dalla Presidenza della Provincia di Reggio Calabria, si terrà venerdì 13 marzo alle ore 17.00 presso il Palazzo della Provincia di Reggio Calabria. All’incontro, moderato dal giornalista Rai Pietro Melia, interverranno Rosanna Scopelliti, figlia di Antonino Scopelliti, Salvatore Boemi, ex magistrato e Direttore SUA, Stefano Morabito, docente e saggista, Franco Arcidiaco, editore, e l’autore Antonio Prestifilippo.






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Un altro libro da leggere! Ma l'autore per caso è siciliano?
 
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Intervento Venerdì 16 Ottobre 2009: Presentazione del libro "Morte di un giudice solo"Condividi

Venerdì 16 Ottobre 2009: Intervento di introduzione all'incontro di presentazione del libro "Morte di un giudice solo" il delitto Scopelliti, alla presenza dell'autore Antonio Prestifilippo, nella sala biblioteca del liceo classico "B.Vinci" Nicotera.

"Questa iniziativa si colloca in un progetto più ampio, che verte a contrastare la criminalità organizzata proprio all’interno delle roccaforti delle cosche.
Perché sebbene la ‘ndrangheta sia diventata la leader incontrastata dei traffici illeciti mondiali, come il narcotraffico, rimane sempre legata nel territorio dove si è originata e dal quale trae la propria forza intimidatrice.

Il nostro intento è proprio quello di destare l’attenzione dei cittadini onesti del territorio, che sono la stragrande maggioranza, per mezzo della “conoscenza” , perché la ‘ndrangheta purtroppo ha terreno fertile soprattutto dove si trovano ignoranza e degrado.

Ignoranza anche nel senso di disinteresse, talvolta generato dalla paura, di conoscere e di ricordare.

Infatti è fondamentale conoscere il modus operandi della ‘ndrangheta e quindi i suoi falsi valori, come strumentalizza la religione oppure il modo di adescare e di imprigionare i giovanissimi nelle ‘ndrine , e poi i sistemi per controllare gli adepti, per controllare i simpatizzanti , ma anche per dominare le vittime. Le vittime di estorsioni, di usura.

Ma è anche essenziale ricordare, per ripercorrere la storia di chi la mafia l’ha contrastata per mezzo di una vita onesta e priva di compromessi come l’esistenza del giudice Scopelliti.

Mentre il degrado al quale intendo fare riferimento non è solo quello materiale, ma soprattutto è quello morale,
Dov’è la moralità in un gruppo di persone in cui un criminale viene considerato un rispettabile uomo d’onore?

Il rispetto deve andare al lavoratore onesto, che giorno dopo giorno si affanna per non far mancare nulla alla propria famiglia.

Dov’è la moralità in un gruppo di persone che non rispetta la legge, ma che anzi detesta e offende tutto ciò che la rappresenta?

E mi riferisco a gravi episodi recenti accaduti proprio qualche mese fa a proprio qui a Nicotera e Limbadi:
Due feroci aggressioni contro alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Che come abbiamo già detto in un comunicato durante la scorsa edizione di “legalitalia”: subiscono la cieca avversione per le divise da parte di pochi, ma anche l’indifferenza da parte di molti. Un’ ostilità generata dalla mentalità mafiosa, dalla quale, purtroppo, ha origine la reticenza a collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura anche da parte delle persone oneste.

I cittadini devono smettere di delegare le proprie responsabilità, con la nostra inerzia abbiamo consegnato le nostre terre alla ‘ndrangheta, i cittadini devono affiancare le forze dell’ordine nel controllo del territorio.

Del nostro territorio!

Mi rivolgo soprattutto ai giovanissimi. L’omertà non è un valore come vuole farvi credere la ‘ndrangheta ma è solo un altro strumento per sottomettervi e controllarvi.

I cittadini però devono essere coadiuvati dalla classe politica. Ma abbiamo il consiglio regionale più indagato d’Italia, e a noi questa politica troppo conciliante che verte a conservare degli equilibri oscuri non piace affatto. E non dovrebbe essere supportata dai politici onesti, che così facendo si rendono complici con il proprio silenzio o peggio ancora con il proprio sostegno, delle stesse condotte criminali.

E la conoscenza di figure storiche come quella del giudice Scopelliti dovrebbe essere un esempio per molti, pensate che prima di essere assassinato rifiutò cinque miliardi delle vecchie lire, che gli aveva offerto la mafia per “aggiustare il processo ”. Mentre per molto meno i boss della ‘ndrangheta non hanno esitato ad avvelenare il nostro mare e la nostra terra con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi.

Vorrei ringraziare da calabrese, il giornalista Antonio Prestifilippo , per il suo impegno nel ridare alla memoria di noi tutti, il ricordo di un grande uomo, il giudice Antonino Scopelliti.

Del giudice infatti subito dopo il suo efferato delitto a Campo Calabro, non se ne parlò più, solo silenzio, come si è soliti fare in una terra dove vige la regola della paura e dell’omertà.

Una morte che ancora oggi non ha trovato giustizia.

Noi del movimento antimafia ammazzateci tutti, abbiamo il privilegio di conoscere la figura del giudice in maniera autentica, attraverso i sentimenti di affetto della sua unica figlia Rosanna Scopelliti , una ragazza straordinaria che usa il suo immenso dolore causato dalla perdita del padre, combattendo ogni giorno per cambiare questa terra, che glielo ha portato via.

E marciando al nostro fianco ci trasmette i valori di un’esistenza sacrificata al dovere,all’onestà, e all’incorruttibilità.

La sua vita e la sua morte sono state dimenticate per troppo tempo, eppure è stato uno degli uomini più temuti dalla mafia, il suo delitto fu sancito dall’alleanza tra ‘ndrangheta e cosa nostra.

Venne sottovalutata persino l’organizzazione criminale che lo eseguì, tanto da espandersi incontrastata fino a divenire l’organizzazione criminale più potente al mondo .

Scopelliti , Falcone e Borsellino morirono perché lasciati soli a combattere una guerra che ci riguarda tutti."

Lia Staropoli
Membro coordinamento nazionale "Ammazzateci tutti"



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Articolo del "Quotidiano della Calabria" del 18/102009

Nicotera: continua il progetto “città della legalità”


Presentato il libro del giornalista Prestifilippo


L’amministrazione comunale di Nicotera continua la sua battaglia per l’affermazione del principio di legalità sul territorio di riferimento, muovendosi nell’ambito del progetto “Città della legalità”.
Questa volta (nella cornice della biblioteca del Liceo– Itis), l’occasione di ritrovarsi a discutere di legalità è stata la presentazione del libro del giornalista e oggi responsabile delle pagine culturali della “Gazzetta del Sud”, Antonio Prestifilippo (tra l’altro amico personale del giudice Borsellino), intitolato “Morte di un giudice solo” e dedicato alla figura di uno dei più specchiati servitori dello stato e cioè il giudice calabrese Antonino Scopelliti, barbaramente assassinato dalla criminalità organizzata e alla cui memoria è stata costituita una fondazione oggi guidata dalla figlia Rosanna.
Ad aprire i lavori il sindaco Salvatore Reggio che ha sottolineato l’importanza di inculcare alle giovani generazioni il concetto di legalità anche mediante la conoscenza di eroi borghesi come Scopelliti al quale presto sarà intitolata una via della città, il presidente del consiglio provinciale Barillaro che ha portato i saluti del Presidente De Nisi e il consigliere regionale Brunello Censore che ha puntualizzato come inziative come queste, unite allo sforzo della politica di assicurare un sano sviluppo alla terra calabrese, costituiscono gli unici antidoti per immunizzarci dal contagio criminogeno.
E’ poi intervenuta Lia Staropoli, componente della direzione nazionale del movimento antimafia “Ammazzateci tutti” che in un appassionato intervento ha esortato i ragazzi a respingere, anche mediante il loro impegno civile diretto, i valori inculcati dalla controcultura mafiosa.
A seguire l’autore del libro, Prestifilippo, che ha evidenziato il contesto storico- politico in cui maturò la decisione di uccidere Scopelliti. In sostanza un favore che Cosa Nostra siciliana chiese alle ndrine calabresi in quanto Scopelliti si era rifiutato di “aggiustare” la sentenza del primo maxi processo alla mafia. Prestifilippo ha inoltre evidenziato la coltre di oblio immediatamente scesa sul caso Scopelliti appena pochi giorni dopo il suo omicidio e che a distanza di tanti anni impedisce ancora di conoscere i responsabili e i mandanti, ringraziando l’amministrazione comunale di Nicotera per avergli dato l’opportunità di far conoscere agli studenti la grande storia umana e professionale del “giudice solo”.
Sono poi intervenuti Mons. Giuseppe Fiorillo, dell’associazione antimafia “Libera” che ha anche lui posto l’accento sulla necessità che i giovani evitino di essere sedotti dalla controcultura criminale anche scagliandosi contro certi media che veicolano una immagine distorta della mafia, quasi banalizzandola e elevandola a fenomeno di costume anziché di malaffare, Gilberto Floriani, direttore del Sistema bibliotecario vibonese e Donatella Bruni, segretario provinciale della CGIL che hanno rispettivamente posto l’accento sull’importanza del fare cultura e della tutela dei diritti per fare uscire la Calabria dal sottosviluppo e che ha sottolineato l’importanza.
A concludere il Preside Neri per il quale “la terra di Strati, di Repaci e di Alvaro ha tutte le potenzialità per sottrarsi alla pressione criminale”.

Giovanni Durante

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